Il desiderio sessuale è forse l’aspetto della sessualità più frainteso, e il più carico di aspettative implicite. Ci aspettiamo che sia spontaneo, costante, simile a quello del partner, crescente con gli anni di relazione. E quando non lo è, tendiamo a pensare che qualcosa in noi sia rotto.

La sessuologia contemporanea offre una prospettiva molto più utile, oltre che più compassionevole.

Il desiderio non è uno stato, è un processo

Rosemary Basson, sessuologa canadese, ha proposto nel 2000 un modello del desiderio femminile che ha rivoluzionato la comprensione clinica della sessualità. Il modello lineare tradizionale, desiderio → eccitazione → plateau → orgasmo → risoluzione (Masters & Johnson, 1966), funziona ragionevolmente per descrivere la risposta sessuale maschile in certi contesti.

Per molte donne, però, e per molti uomini in relazioni consolidate, il desiderio non arriva prima dell’eccitazione: arriva durante.

Basson chiama questo “desiderio reattivo”. Si parte da una posizione di neutralità, non di desiderio spontaneo, ma se si è aperti all’esperienza e arrivano stimoli adeguati, il desiderio emerge nel processo. Non è mancanza di libido; è un meccanismo diverso.

Questa distinzione ha implicazioni enormi per le coppie. Una persona con desiderio prevalentemente reattivo che aspetta di “sentirsi voglia” prima di iniziare potrebbe aspettare a lungo, mentre con un approccio diverso, iniziare comunque quando la relazione è sicura e piacevole, il desiderio può emergere.

I fattori che influenzano il desiderio

Il desiderio sessuale non è governato da un singolo meccanismo. Emily Nagoski, nel suo influente libro Come funziona il desiderio (2015), usa la metafora del freno e dell’acceleratore.

Da un lato c’è il sistema di eccitazione sessuale, che risponde agli stimoli sessuali: visivi, tattili, olfattivi, immaginativi, contestuali. Funziona diversamente da persona a persona; alcune hanno un acceleratore molto sensibile, altre meno. Dall’altro lato agisce il sistema di inibizione sessuale, che risponde a ciò che il cervello percepisce come minaccioso o inadeguato: stress, stanchezza, immagine corporea negativa, preoccupazioni relazionali, dolore, farmaci, difficoltà emotive. La sensibilità del freno varia enormemente tra individui.

Il desiderio, quindi, non dipende solo da quanta stimolazione arriva. Dipende dal rapporto tra acceleratore e freno in quel momento specifico.

Questo spiega perché lo stress è uno degli inibitori del desiderio più potenti. Quando il cervello è in modalità di allerta, come nel burnout, nell’ansia cronica o nei conflitti, il sistema nervoso simpatico è dominante. Il desiderio sessuale richiede l’attivazione del parasimpatico: sicurezza, rilassamento, presenza. I due stati sono fisiologicamente incompatibili.

Luce soffusa su una stanza, il contesto conta quanto la biologia

Perché cambia nel tempo

Il desiderio sessuale cambia nel corso della vita. È normale, non un problema da risolvere.

Nelle relazioni consolidate la familiarità riduce la novità, e la novità è uno degli stimolatori del desiderio più potenti. Non significa che il desiderio debba sparire, ma che richiede un approccio diverso rispetto alle fasi iniziali. Esther Perel, psicoterapeuta specializzata in sessualità di coppia, lo descrive come la tensione tra sicurezza (necessaria per l’amore) e mistero (necessario per il desiderio): “il fuoco ha bisogno di aria”.

Con l’età gli ormoni cambiano: testosterone nelle donne, che contribuisce al desiderio tanto quanto negli uomini se non di più, estrogeni, testosterone negli uomini. Eppure la ricerca gerontologica sulla sessualità mostra che le persone sessualmente attive e soddisfatte in età avanzata non sono un’eccezione: la sessualità non scompare, cambia forma.

Anche la salute mentale incide in modo significativo. La depressione è uno degli inibitori del desiderio più potenti, e molti farmaci antidepressivi (SSRI) riducono ulteriormente la funzione sessuale come effetto collaterale. Discuterne con uno psichiatra o un medico non è vanità: è parte integrante della cura. Allo stesso modo, contraccettivi ormonali, antipertensivi, antiepilettici e oppioidi interferiscono con il desiderio in modi che un medico o un sessuologo può aiutare a valutare.

Discrepanza del desiderio in coppia

Una delle cause più comuni di difficoltà sessuali nelle coppie non è l’assenza di desiderio, ma la discrepanza di desiderio: i due partner hanno livelli, frequenze o tipi di desiderio diversi.

È statisticamente improbabile che due persone abbiano libido perfettamente sincronizzate per anni. Il problema non è la discrepanza in sé, ma come viene gestita. Se diventa fonte di vergogna, rifiuto percepito o senso di inadeguatezza, il danno relazionale può essere significativo.

La comunicazione aperta e non giudicante sul desiderio, spesso difficile come approfondito nell’articolo su parlare di sesso in coppia, è il fattore che più distingue le coppie che navigano bene queste differenze da quelle che non ci riescono.

Coppia seduta vicina con sguardi distanti - discrepanza del desiderio sessuale in coppia

Quando preoccuparsi

Il calo del desiderio diventa un problema clinico quando è persistente (almeno 6 mesi) e causa disagio significativo alla persona o alla coppia, quando è accompagnato da altri sintomi come umore depresso o stanchezza estrema, o quando è improvviso e inspiegabile.

In questi casi, una valutazione medica, per escludere cause ormonali, farmacologiche o fisiche, e/o sessuologica è il percorso più indicato. La sessuologia clinica ha strumenti efficaci per la maggior parte delle difficoltà del desiderio, che spesso richiedono non solo farmaci ma un lavoro psicologico e relazionale.

Il desiderio non è un dato fisso con cui si nasce. È un sistema complesso e reattivo, che risponde a come stiamo, a come stiamo con l’altro, e a quanto spazio gli diamo.

Domande frequenti sul desiderio sessuale

Il calo del desiderio è sempre un segnale che qualcosa non va nella relazione?

No. Il desiderio sessuale è influenzato da stress, stanchezza, farmaci, ormoni e fasi della vita, indipendentemente dalla qualità della relazione. Nelle coppie consolidate è normale che il desiderio cambi forma rispetto alle fasi iniziali. Il problema non è il calo in sé, ma come viene comunicato e gestito tra i partner. Solo quando il disagio è persistente e significativo vale la pena parlarne con un professionista.

Cos’è il desiderio reattivo e perché è importante saperlo?

Il desiderio reattivo è un tipo di risposta sessuale in cui l’interesse non precede l’eccitazione, ma emerge durante l’intimità. Molte persone — specialmente donne e uomini in relazioni lunghe — funzionano principalmente così. Chi non lo sa rischia di aspettare un impulso spontaneo che non arriva e di interpretare erroneamente quella neutralità come mancanza di attrazione o di desiderio, quando invece è semplicemente un meccanismo diverso.

Lo stress riduce davvero il desiderio sessuale, o è solo una scusa?

È una risposta biologica documentata, non una scusa. Il desiderio sessuale richiede l’attivazione del sistema nervoso parasimpatico — la modalità di riposo e sicurezza. Lo stress cronico attiva invece il sistema simpatico, che è fisiologicamente incompatibile con la risposta sessuale. Quando il cervello è in modalità di allerta, il desiderio viene soppresso in modo automatico, indipendentemente dalla volontà della persona.

I farmaci possono davvero abbassare il desiderio sessuale?

Sì, e in misura significativa. Gli antidepressivi SSRI sono tra i farmaci più comunemente associati a calo del desiderio e difficoltà orgasmiche. Anche contraccettivi ormonali, antipertensivi, antiepilettici e oppioidi possono interferire. Questo effetto è reale e discussibile con il medico prescrittore: esistono spesso alternative o aggiustamenti che riducono l’impatto sulla sessualità senza compromettere l’efficacia del trattamento.

Cosa fare quando i due partner hanno livelli di desiderio molto diversi?

La discrepanza di desiderio è comune e non indica necessariamente un problema di coppia. Il fattore che più distingue le coppie che la gestiscono bene è la comunicazione aperta e non giudicante: parlare del desiderio senza che diventi una questione di rifiuto o inadeguatezza. Capire se uno dei due ha un desiderio principalmente reattivo può già cambiare l’approccio. Quando la discrepanza causa sofferenza persistente, la sessuoterapia di coppia offre strumenti concreti.


Fonti principali: Basson, R. (2000). The female sexual response revisited. Journal of SOGC. Nagoski, E. (2015). Come as You Are. Simon & Schuster. Masters, W.H. & Johnson, V.E. (1966). Human Sexual Response. Little, Brown.