Quasi tutti, al mattino, hanno avuto la sensazione: “Ho fatto un sogno stranissimo. Cosa vorrà dire?”

L’impulso di trovare un significato nei sogni è antico quanto l’umanità. Nel mondo antico, i sogni erano messaggi degli dei. Con Freud, sono diventati finestre sull’inconscio represso. Con i libri di interpretazione dei sogni che si trovano ancora in libreria, sono diventati un sistema di simboli universali da decodificare.

Il problema è che nessuna di queste visioni regge all’esame della scienza moderna. E la spiegazione scientifica dei sogni è, a suo modo, ancora più interessante.

Prima di tutto: cosa succede nel cervello mentre sogniamo

La maggior parte dei sogni vividi si produce durante la fase REM (Rapid Eye Movement), una delle fasi del ciclo del sonno. Durante la fase REM, il cervello è in uno stato di attivazione molto simile alla veglia: alcune aree sono intensamente attive, i muscoli sono paralizzati (probabilmente per evitare che agiamo i sogni fisicamente), e la produzione di neurotrasmettitori come serotonina e norepinefrina si riduce drasticamente.

Le aree che si attivano di più nel REM sono quelle limbiche (emozioni), visive, e le aree associative. La corteccia prefrontale, responsabile del pensiero logico, del giudizio critico e dell’autoconsapevolezza, è invece relativamente silenziosa. Questo spiega due caratteristiche dei sogni: l’intensità emotiva e la mancanza di senso critico. Nel sogno le cose più assurde ci sembrano ovvie, perché il modulo che direbbe “aspetta, questo non ha senso” è in standby.

Le teorie scientifiche sul perché sogniamo

Non esiste ancora una risposta definitiva, ma ci sono alcune ipotesi ben supportate.

La regolazione emotiva. Il neuroscienziato Matthew Walker (University of California Berkeley) propone che il sonno REM e i sogni servano a “rielaborare” le esperienze emotivamente significative in un contesto neurochimico diverso da quello della veglia. Durante il REM, la norepinefrina (associata allo stress) è quasi assente, mentre il cervello riattiva le memorie emotive. Walker sostiene che questo permette di “staccare” le componenti emotive dolorose dalle memorie, conservando il contenuto informativo dell’esperienza ma riducendendone la carica emotiva.

La simulazione delle minacce. Antti Revonsuo, neuroscienziato finlandese, ha proposto la “simulation theory”: i sogni sarebbero un meccanismo evolutivo per simulare situazioni di pericolo in un ambiente sicuro, allenando le risposte comportamentali ed emotive prima che si presentino nella realtà. I sogni di minaccia sono tra i più frequenti universalmente. Secondo questa teoria, i brutti sogni non sono disfunzionali: sono il sistema che si allena.

Il consolidamento della memoria. Una delle funzioni più documentate del sonno REM è il consolidamento delle memorie. Studi su studenti hanno mostrato che dormire dopo aver studiato migliora significativamente la ritenzione rispetto a rimanere svegli. I sogni potrebbero essere una manifestazione del processo di selezione, integrazione e archiviazione delle memorie della giornata.

L’ipotesi del “default mode network”. La rete neurale che si attiva durante il riposo (Default Mode Network) ha pattern simili a quelli del sogno. Alcuni ricercatori suggeriscono che il sogno sia una forma di attività del cervello in assenza di input sensoriali strutturati, una simulazione interna che il cervello produce quando non è impegnato a elaborare il mondo esterno.

Cielo notturno stellato sopra un paesaggio silenzioso, l’ambiente del sogno come spazio di elaborazione interna

Perché Freud sbagliava (almeno in parte)

Sigmund Freud, ne “L’interpretazione dei sogni” (1900), sosteneva che i sogni fossero la “via regia verso l’inconscio”: espressioni simboliche dei desideri repressi che la censura psichica non permetteva di esprimere direttamente durante la veglia. Il significato del sogno era nascosto sotto il contenuto manifesto, e richiedeva l’interpretazione per essere rivelato.

Questa teoria ha avuto un impatto culturale enorme e dura ancora oggi nell’immaginario collettivo.

Dal punto di vista scientifico, però, l’approccio freudiano presenta problemi significativi. Non è falsificabile nel senso scientifico: qualsiasi sogno può essere interpretato in quasi qualsiasi modo, e non c’è modo di verificare se un’interpretazione è corretta o no. Gli studi sistematici sui contenuti onirici, come quelli condotti da Calvin Hall che ha raccolto e analizzato decine di migliaia di resoconti di sogni, mostrano che i sogni tendono a riflettere le preoccupazioni, le relazioni e le esperienze della vita quotidiana del sognatore, non desideri sessuali repressi.

Questo non significa che Freud non avesse intuizioni interessanti sul funzionamento della mente, ma la teoria onirica specifica non ha ricevuto supporto empirico.

I sogni ricorrenti e i sogni lucidi

Sogni ricorrenti. I sogni che si ripetono nel tempo con gli stessi temi (cadere, essere inseguiti, non essere pronti per un esame) sono documentati in molti studi. La spiegazione più supportata è che i sogni ricorrenti siano associati a preoccupazioni emotive non risolte: il cervello continua a “lavorare” su una situazione che non è stata adeguatamente elaborata. Non è un messaggio dell’inconscio: è il sistema di regolazione emotiva che continua a processare qualcosa di irrisolto.

Sogni lucidi. Il sogno lucido è lo stato in cui il sognatore diventa consapevole di stare sognando, e può in vario grado controllare il contenuto del sogno. È un fenomeno reale, documentato con studi che combinano EEG e segnali oculari concordati tra ricercatori e sognatori. Stephen LaBerge (Stanford) ha dedicato decenni alla ricerca sui sogni lucidi e alla loro induzione. Alcuni studi esplorano l’uso dei sogni lucidi per trattare i disturbi post-traumatici da stress, con risultati preliminari interessanti.

Perché ci ricordiamo (pochi) sogni

La maggior parte dei sogni viene dimenticata quasi immediatamente al risveglio. Il meccanismo non è completamente chiaro, ma sembra legato alla rapida riattivazione dei neurotrasmettitori che avviene nel passaggio dal REM alla veglia: la finestra temporale in cui il sogno è “accessibile” è brevissima.

Le persone che si risvegliano durante o subito dopo una fase REM tendono a ricordare meglio i sogni. Chi dice di “non sognare mai” sta semplicemente dormendo attraverso le fasi REM senza svegliarsi nel momento giusto.

Persona che si sveglia la mattina con espressione meditativa, il tentativo di trattenere il ricordo di un sogno

I sogni nei disturbi psicologici

Il contenuto onirico cambia in modo sistematico in alcune condizioni psicologiche.

Nel disturbo da stress post-traumatico (PTSD), i sogni ripetitivi e intrusivi che ripercorrono l’evento traumatico sono tra i sintomi diagnostici. Non sono elaborazione funzionale: sono il sistema bloccato su una rielaborazione che non riesce a completarsi.

Nella depressione, i sogni tendono ad avere contenuti negativi con frequenza maggiore, e la distribuzione del sonno REM è alterata (con fasi REM più precoci e lunghe nella notte). Questo ha portato alcuni ricercatori a ipotizzare che la privazione selettiva del sonno REM possa avere effetti antidepressivi a breve termine, ipotesi supportata da alcune evidenze.

Capire i sogni non richiede simboli o chiavi di lettura universali. Richiede di conoscere il cervello.

Domande frequenti sulla psicologia dei sogni

I sogni hanno davvero un significato simbolico?

Non nel senso dei dizionari dei sogni o della teoria freudiana. I sogni riflettono prevalentemente le preoccupazioni, le esperienze e le emozioni della vita quotidiana del sognatore. Non c’è evidenza che un serpente in un sogno significhi sempre “pericolo” o che volare significhi sempre “libertà”. Il contenuto onirico è personale e contestuale, non universale e simbolico. Se un sogno ha un significato, è perché il sognatore conosce la propria vita e può fare connessioni, non perché esista un codice universale.

Perché sogniamo sempre le stesse cose?

I sogni ricorrenti sono generalmente associati a preoccupazioni o situazioni emotivamente irrisolte. Il cervello continua a “elaborare” temi che non ha trovato una risoluzione soddisfacente. I temi più comuni universalmente (essere inseguiti, cadere, trovarsi nudi in pubblico, non essere pronti per un esame) riflettono archetipi di vulnerabilità e minaccia sociale condivisi culturalmente, ma la variazione individuale è enorme.

I brutti sogni fanno male?

Non necessariamente. I brutti sogni occasionali sono normali e possono essere parte del processo di regolazione emotiva. I brutti sogni cronici e intrusivi, specialmente se ricollegati a eventi traumatici, possono essere invece un segnale di difficoltà psicologica che merita attenzione clinica (come nel PTSD). Se i brutti sogni disturbano significativamente il sonno o la vita diurna, è utile parlarne con uno specialista.

Si può imparare a fare sogni lucidi?

Sì. Le tecniche più studiate includono il MILD (Mnemonic Induction of Lucid Dreams, sviluppato da LaBerge), che si basa su intenzione e ripetizione verbale prima del sonno, e il WBTB (Wake Back To Bed), che sfrutta il risveglio nelle ore notturne per poi tornare a dormire in fasi più ricche di REM. La lucidità onirica è un’abilità che si può allenare, ma richiede pratica e non funziona ugualmente bene per tutti.

Cosa succede se non sogniamo, o non ricordiamo mai i sogni?

Tutti sognano, anche chi è convinto di non farlo: la differenza è nel ricordo al risveglio. Non ricordare i sogni non è un problema psicologico. La privazione sperimentale di sonno REM (impedendo artificialmente le fasi di sogno) produce effetti negativi su memoria, regolazione emotiva e benessere, il che suggerisce che il sonno REM abbia funzioni importanti. Ma non ricordare i sogni non significa che quelle funzioni non vengano svolte.


Fonti principali: Walker, M. (2017). Why We Sleep. Scribner. Revonsuo, A. (2000). The reinterpretation of dreams: An evolutionary hypothesis. Behavioral and Brain Sciences. LaBerge, S. (1985). Lucid Dreaming. Ballantine Books. Hall, C. & Van de Castle, R. (1966). The Content Analysis of Dreams. Appleton-Century-Crofts. Stickgold, R. (2005). Sleep-dependent memory consolidation. Nature.